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Intervista Pietro Capelli

Vi proponiamo la seconda intervista da “E poi è arrivato il diavolo” rilasciata da alcuni superstiti, parenti dei testimoni del rastrellamento avvenuto il 4 maggio 1944 nelle zone del Cerreto di Fivizzano. Intervista fatta a Pietro Capelli figlio di Ilva Fiorini e Olivio Capelli, quest’ultimo ucciso durante il rastrellamento.



















Ci parli di lei, e che ricordi ha di suo padre?


“Sono figlio di Capelli Olivio, quando venne ucciso per mano tedesca aveva solo 28 anni, io avevo 2 anni quando è venuto a mancare; per me è una figura astratta, no è mai stato semplice quello che è accaduto. Non sono mai riuscito a capire di chi è stata la colpa, se sono stati i partigiani e di conseguenza quali sono state le cause della morte di mio padre, non è mai stata fatta un’analisi e la gente è stata sempre un po’ nascosta non c’è molto dialogo su certe cose e quindi non sono mai riuscito ad approfondire le cose, quindi ciò che racconto è ciò che mi hanno detto.”


Sapete qualcosa di più sulla morte di vostro padre?


“Da quello che mi hanno detto, sembrerebbe che era presente gente del paese con i quali io ho avuto un buon rapporto, però quando si entrava dritti nell’argomento si sono sempre svincolati, cambiavano discorso. Una cosa è certa che c’era gente del posto di qua proprio di Collagna che erano poi quelli che accompagnavano i tedeschi. Infatti,i tedeschi giravano i monti meglio di noi, questi venivano dalla Germania, sono state le persone del posto a spiegare a loro come muoversi erano i “repubblichini” chiamiamoli come vogliamo gente di Salò ancora oggi qui ce né una schiera che negano e anzi sono orgogliosi di quello che è successo.”


Lei ha fatto tutta una vita senza padre, questa mancanza, non è come averlo perso per una malattia, in che modo ha vissuto, il fatto di crescere senza padre, un padre che è stato ucciso?


“Da bambino non te né rendi neanche conto perché sei sempre a contatto con persone poi ho avuto dei nonni che sono stati fantastici. Poi vorresti approfondire, vorresti capire, e non riesci, pensi di aver trovato la verità ma non è cosi, è inconcepibile, che una persona venga presa e fatta fuori a quel modo. Poi ti trovi di fronte a chi cerca di ribaltare le tue convinzioni.

Senti dire che è colpa dei partigiani, tu dici cosa c’entrano questi qui, questi non hanno dichiarato guerra a nessuno, sono nati dopo vent’anni di un certo regime e tre anni di guerra, non è che sono nati da un momento all’altro, poi a livello personale c’è chi è stato un delinquente e che ha rovinato un po’ il movimento. Tu da piccolo sei convinto che la colpa della morte di mio padre sia dei partigiani però poi crescendo senti i pareri, le informazioni di altre persone, e quasi quasi vorrebbero che tu la pensassi ad un altro modo e buttassi le cose addosso a chi non le ha. Poi nell’educazione dei figli devi cercare di essere molto equilibrato perché vai a rischio di insegnargli qualcosa di sbagliato, invece ti farebbe piacere fargli conoscere i fatti, in modo che si rendessero conto di ciò che à successo.“



Gli avvenimenti, le tue riflessioni, la perdita di questo babbo, dentro questa guerra, c’era una guerra civile; queste responsabilità, questo discorso che mi stavi facendo ora, di chi è la colpa?


La guerra non si crea da sola, ci sono stati venti anni di fascismo, in cui si sono creati un sacco di odi, poi per la mania di grandezza di certe persone ha creato la guerra, sciagurata, sciagurata per chi l’ha subita, chi l’ ha fatta, senza giustificazioni ci sono state manie di grandezza.

Abbiamo visto che sono stati presi abitanti e mandati in Russia scalzi mal vestiti, gli Albini che sono stati addestrati,mandati a ¾ mila metri in pianure e non riuscivano neanche a muoversi. Gli Albini che sono stati abituati al freddo sono stati mandati in Africa. Adesso prendiamo la Iugoslavia, andiamo a rompere le redini alla Grecia, una cosa che non riesci a concepire e poi dopo è logico vengono fuori queste cose e tu cerchi di capire come mai sono successe. Adesso voglio fare un discorso generale, si parlava di fare rientrare il Re in Italia, ma, il Re se né andato da solo.

Quando a Cefalonia gli 8000 ragazzi aspettavano gli ordini, il Re ha pensato di imbarcarsi lui e la sua famiglia e di andarsene, mentre laggiù aspettavano gli ordini e li hanno uccisi tutti. Queste sono cose che la gente deve sapere, i martiri di Cefalonia, io sono convinto che il 90 % degli Italiani non sappiano cosa è successo a Cefalonia e lo stesso sono le cose che sono successe qui.

Sta gente che è scappata dal fronte non sapeva più cosa fare, è andata a casa con la propria famiglia poi si è trovata in queste condizioni, avevano solo paura non avevano la possibilità di reagire. Poi oltretutto, in quegli anni lì, il movimento partigiano era appena nato questa è stata una cosa per poter fermare subito il movimento poi hanno ottenuto l’effetto contrario, è stato il primo rastrellamento che è stato fatto qua.

Mio padre è venuto via prima di qualche altro perché aveva sentito qualche cosa che stava succedendo in giro ed era convinto che venendo a casa propria potesse stare più tranquillo.”


Suo padre è tornato a casa per sentirsi più sicuro?


“Uno si sente più sicuro a casa sua. Poi proprio com’è la conformazione del terreno: giù è pianura, infatti, il movimento partigiano è sorto tutto sui monti, più alti più bassi, dov’era la possibilità di nascondersi, quindi loro conoscendo molto bene queste zone qua erano convinti che fosse un’oasi felice dove tu ti potevi nascondere e invece poi non è stato così. Io non voglio analizzare, analizzarla per quello che è capitato a me, questo ti porterebbe solo a odiare certa gente; è lì è come un circuito vizioso bisognerebbe riscoprire da dove è iniziato a dove è finito.”

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